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Papà è un criminale!!! Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Sabato 12 Dicembre 2015 16:14

(1) Tra le "sezioni" de Il Reggino, avevo volutamente lasciato (a futura memoria, credevo) quella relativa all'arresto di mio padre avvenuto un'autunnale mattina dell'ottobre di due anni fa.

 

Credevo, illusoriamente, che accadimenti del genere non potessero, nè dovessero, succedere più in un Paese che si suole definirsi civile ma che di civile ha ben poco. E' vero, non sono imparziale (considerando che si tratta di mio padre) ma come posso mai pensare, come possa mai sfiorarmi l'idea insomma, che imparziali lo siano i giudici di Catania che hanno ordinato l'ennessima barbarie ai danni di una penna che, così sembrerebbe, è più pericolosa di mafia, 'ndrangheta, camorra e di tutte le altre organizzazioni criminali presenti nello stivale? Già, perchè di questo si tratta: mio padre è un pericolissimo criminale. Due anni e due mesi sono passati da quel 5 ottobre allorquando toccò a me dare la notizia di quanto da poco successo. Due anni e passa in cui papà ed il suo avvocato (Giuseppe Lupis) hanno scritto, presentato documenti, si sono opposti all'altrui volontà ottenendo, per il 22 dicembre prossimo, l'udienza presso il Tribunale di Sorveglianza di questa Città affinchè il "criminale Gangemi" espiasse la pena residua di 2 anni 11 mesi e 16 giorni ai servizi sociali. Alle falde dell'Etna, però, qualcuno ha pensato di non attendere e di rendersi protagonisti dell'ennesimo coup de théatre. Una cosa non abbiamo capito, però: la decisione di rigettare l'affidamento ai servizi sociali è del Tribunale di Catania, la inoltra a quello di Cosenza il quale da seguito all'esecuzione del provvedimento tramite il personale della Questura di Reggio Calabria. Perchè non direttamente Catania come due anni fa? Fatta la dovuta premessa che nè mio padre nè tantomeno io siamo alla ricerca di sortire quel sentimento chiamato "pietismo", il Tribunale di Catania sa benissimo quali siano le condizioni di salute del "criminale". In primis lo sa da allora giacché il Tribunale di Sorveglianza reggino, 6 giorni dopo l'arresto, gli concesse i domiciliari. Ma sa ancor di più, considerato che nel marzo del 2014 (6 mesi dopo quell'arresto) il "criminale" è stato sottoposto ad un delicato intervento presso il reparto di cardiochirurgia del Papardo di Messina per l'applicazione di due by-pass coronarici. Ciò che non sa è, in verità, che ieri sera, dopo l'uscita di casa del funzionario e dei tre ispettori in servizio presso la Questura reggina, ha accusato un malore tant'è ch'è stato necessario l'intervento del medico a domicilio. Ma, a prescindere da questo, e senza ribadisco elemosinare pietismo, vorrei che qualcuno, più dotto e più obiettivo di me, provasse a spiegarmi la solerzia di chi ha firmato quel provvedimento. Eppure, i più attenti lo ricorderanno, proprio qualche settimana dopo l'arresto di papà nel 2013, la Camera dei Deputati votò una legge secondo la quale, per il reato di "diffamazione a mezzo stampa", non sarebbe stato più previsto il carcere (o la detenzione domiciliare) ma una pena pecuniaria. L'iter per l'approvazione, poi, rallentò e mio padre è lì a casa. Ma, omettendo l'attendere di una legge, trovo veramente una barbarie, un atteggiamento da Medioevo, punire con il carcere un reato d'opinione. Che l'Italia fosse al 73° posto in quanto a libertà di stampa lo sapevamo. Che in Italia si potesse finire in carcere per "diffamazione" l'abbiamo scoperto "grazie" a mio padre. Da uomo e da figlio, concedetemelo, non posso non pensare che ciò che subisce mio padre abbia dei nomi ben precisi: accanimento, persecuzione, fors'anche odio. Di chi? Beh, evidentemente da chi, seppur lontano, ha deciso che Francesco Gangemi debba pagare con la libertà personale il prezzo della verità scritta in quasi 40 anni di professione giornalistica. Prima che dimentichi: l'INPS ha fissato per venerdì 18 prossimo la visita, in ottemperanza alla Legge 104/92 già riconosciutagli nell'agosto del 2014, affinchè si dia seguito a ciò che la stessa ha deliberato il 28 ottobre scorso: "La Commissione Medica riconosce l'interessato: invalido ultrasessantacinquenne con difficoltà persistenti a svolgere le funzioni ed i compiti propri della sua età (L. 509/88, 124/88) grave 100%. Disabilità rilevate: mentale, cardio-circolatorie, intervento chirurgico mutilante". Ah, scusate: papà è un criminale!!!  

 

 

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