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Reggio di Calabria: Premio Anassilaos "il dovere della memoria" Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Sabato 15 Luglio 2017 00:00

(531) In occasione del 25° anniversario delle stragi di Via Capaci (23 maggio 1992) e di Via d’Amelio (19 luglio del 1992) nelle quali persero la vita Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo, e Paolo Borsellino  e insieme a loro gli agenti di scorta ed  Emanuela Loi, la

 

prima, per fortuna l’unica, donna delle forze dell’ordine a cadere in un agguato di mafia, alla cui figura l’Associazione Anassilaos ha intitolato alcuni anni fa la propria sezione femminile nel corso di una cerimonia ufficiale con la partecipazione del  compianto Prefetto Luigi De Sena, il Premio Anassilaos, che nel corso degli anni ha reso omaggio ai caduti ed espresso gratitudine a coloro che ancora oggi - magistrati e uomini e donne delle Forze dell’Ordine - difendono la nostra libertà e tutelano la nostra sicurezza, si propone nella 29^ edizione della manifestazione di rendere loro omaggio e di ricordare Emanuela Loi, nel 50° della sua nascita avvenuta il 9 ottobre 1967. L’esercizio di una qualsiasi attività culturale – scrive il Presidente del Premio Stefano Iorfida - sarebbe infatti un gioco ozioso se fosse disgiunto dall’impegno concreto verso la realtà che ci circonda. Per questo il Sodalizio reggino, anche nell’ambito del prossimo premio, come già in passato, si propone di scavare nel solco della memoria e della nostra  storia più recente per tirarne fuori il tesoro e la ricchezza, tutta umana, di vite spezzate che si offrono al nostro  cuore e alla nostra testa, al sentimento e alla ragione, come  esempi da additare alle più giovani generazioni  e alle donne e uomini della nostra terra, bella e amara. Abbiamo chiamato tale impegno – prosegue Iorfida -il dovere della memoria ma siamo anche consapevoli che esso sia insufficiente se disgiunto da una concreta attenzione, anzi  da una estrema tensione morale, verso la legalità  e contro “il male” perché la criminalità organizzata non è soltanto illegalità, cioè violazione di norme e leggi , ma anche e  soprattutto - in senso etico e religioso, almeno per un credente – il  male. “La ’ndrangheta – ha detto Papa Francesco - è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no!... (Dall’Omelia nella Spianata di Sibari, 21 giugno 2014). Per questo nel rendere omaggio ai “caduti”  avvertiamo il bisogno  di stringerci  in maniera solidale a coloro che - magistrati o esponenti delle Forze dell’Ordine, ufficiali o semplici graduati - il male hanno combattuto, sacrificando spesso  anche  la vita a tale “missione” e a coloro che ancora oggi, “eroi del quotidiano” o “eroi di tutti i giorni”,  il male  combattono. Emanuela Loi e tutti gli altri sono per noi degli eroi – un eroismo che nasce “dall’esercizio coerente e consapevole della virtù” (come ebbe a dire nel 2002 l’allora Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu) - e oggi costituiscono un esempio per i giovani che non vogliono farsi ammaliare dalle lusinghe della ‘ndrangheta, della mafia della camorra né  vendere la propria vita e, insieme ad essa, l’anima alla criminalità organizzata. “So che è pericoloso lavorare qui, ma faccio il mio mestiere” era solita dire e aggiungeva “Se ho scelto di fare la poliziotta non posso tirami indietro. So benissimo che fare l’agente di polizia in questa Città (Palermo) è più difficile che nelle altre, ma a me piace”. Non esistono forse migliori parole per manifestare un eroismo così antieroico che nasce- come ebbe a dire nel 2002 l’allora Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu “dall’esercizio coerente e consapevole della virtù”. Così Emanuela Loi, giovane agente della  Polizia di Stato andava incontro al suo destino nella calda  estate di quella  Palermo di cui così parlava  il giudice Paolo Borsellino “Non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla; perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non piace, per poterlo cambiare”. Emanuela era una donna giovane. Sognava una vita normale ma aveva scelto un lavoro difficile. Desiderava fin da piccola di fare il poliziotto e c’era riuscita. Nata a Sestu, un piccolo centro in Provincia di Cagliari come tanti giovani del nostro Mezzogiorno aveva coronato una vocazione e scelto un mestiere. I suoi sogni di donna, di sposa futura e di poliziotta, si infransero per lei nella tragica estate del 1992 in un Italia pronta alle vacanze, da poco scossa dalla strage di Capaci nella quale avevano trovato la morte Giovanni Falcone, la moglie e la scorta. Era stata da poco chiamata a far parte della scorta - tra i servizi di un agente delle Forze dell’Ordine forse quello più delicato e rischioso - di Paolo Borsellino. Emanuela ne era consapevole ma faceva parte del suo lavoro accettare il rischio e questo ne fa “una eroina moderna”. Eroe infatti non è chi, o non è solo chi, spavaldamente compie gesti eclatanti  manifestando sprezzo per la vita ma colui che in silenzio compie il proprio dovere ben conscio dei rischi e dei pericoli che comporta tale esercizio. In questo senso Emanuela Loi è ben a ragione una eroina come eroi sono tutti quegli uomini.

 

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