Gerenza "Il Reggino"

Direttore Responsabile

 

Maurizio Gangemi

 

mauriziogangemi@ilreggino.it

mauriziogangemi@gmail.com

+39 349 19 56789

 

P.E.C.

ilreggino@pec.it


e-mail alla Redazione

redazione@ilreggino.it

 

in Redazione

 

Ugo La Camera

 

ugolacamera@ilreggino.it

+39 392 1000 901

 

sede Redazione

Via Marra Privata, 21/B - Gallico

89135 Reggio di Calabria

 

autorizzazione del Tribunale

di Reggio Calabria

nr. 8 del 23 ottobre 2009

 
 
 
 

Partners

8 chiacchiere con Agenore Maurizi Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Mercoledì 01 Novembre 2017 14:13

(5) Abbiamo aspettato di fare un po’ di strada ancora, non volevamo incontrare Agenore Maurizi troppo presto attendendo, quindi, qualche altra giornata di campionato. E così, dopo aver chiesto l’intervista passando per il giusto canale societario, alla vigilia di Ognissanti abbiamo

incontrato il tecnico romano. Lo abbiamo fatto, cioè, nella settimana successiva alla bella vittoria sul Catania ed, ahinoi, alle polemiche nate dopo l’esposizione di una coreografia che ha fatto tanto discutere e che, assai probabilmente, avrà ulteriori riscontri in materia di D.A.Spo. nei confronti di qualche decina di supportes amaranto.

L’appuntamento è al prestigioso Centro Sportivo “Sant’Agata”. Il mister ritarda un po’ ed impieghiamo il tempo a salutare vecchi amici come il Team Manager, a scambiare qualche chiacchiera con il Segretario Generale sull’appena giunta squalifica per una giornata comminata alla Curva Sud, a salutare Pietro Armenise e Paolo Campolo ed a conoscere l’allenatore in seconda Antonio Battistelli impegnato a visionare la Casertana (prossimo avversario degli amaranto).

Il mister arriva scusandosi e ci ritroviamo così in una stanza con lui ed il Responsabile della Comunicazione, il prezioso ed instancabile Peppe (jr) Praticò. Avviamo il registratore e si parte. Ciò che ne viene fuori è una chiacchierata serena ed amichevole con un personaggio schietto, più avvezzo all’essere che all’apparire, quasi folkloristico (in senso positivo) e senza spocchia ed arroganza.

Mister, una premessa è d’obbligo: presidenti, direttori, allenatori e giocatori ne abbiamo visti tanti in quasi 30 anni di giornalismo. Molti di loro sono passati, molti altri ci sono oggi ed un domani saranno passati, altri ancora non li conosciamo ma siamo sicuri ne passeranno: noi intendiamo la Reggina come un’ “entità”, un “bene supremo” e, quindi, immutevole nel tempo (a prescindere) quale “valore assoluto”! Personalmente, poi, sono assai poco propenso ad “innamorarmi” delle singole persone che pro tempore ne ricoprono qualunque ruolo. Rispetto, però, chi mi rispetta e stimo chi ritengo sia meritevole per ciò che ha fatto, fa e farà solo ed esclusivamente nell’interesse della Reggina. Ecco perché, nei tuoi confronti, in questo momento, nutro stima e rispetto perché stai facendo bene e la “mia” Reggina ne beneficia.

Il giorno della tua presentazione alla Stampa ed alla Città, molti di noi – me compreso – la prima cosa che fecero fu quella di andare a leggere il tuo curriculum ma, al contempo, lo ricorderai, dicemmo e scrivemmo che comunque saresti stato meritevole della nostra fiducia perché avevi addosso la nostra maglia, quella amaranto. Dopo quasi 5 mesi da quel giorno, avverti la benevolenza della stragrande maggioranza della Stampa, della Città e dei tifosi?

Certo che si! L’avverto in maniera assai marcata. Anzi, a dire il vero più di quello che merito.

Cosa intendi per “di più di quello che merito”?

Succede che a volte riceviamo sia critiche ingiuste ma anche elogi immeritati. Io voglio essere stimato per come lavoro sul campo e non per quello che produco. Il calcio non è un’azienda ma è frutto di varie situazioni.

Le tue prime parole furono la richiesta di essere giudicato non per il tuo curriculum ma per quello che saresti andato a fare da quel giorno in avanti. Sei stato accontentato, giusto?

Direi di si e sono contento di questo. Ancora non abbiamo fatto nulla di che ma sono sicuro che la gente competente, la gente vera, quella affezionata alla Reggina ed alla propria Città alla fine si affezioni anche alle persone che lavorano nel suo interesse. Noi non siamo tifosi, dobbiamo essere più razionali che sentimentali. Ero sicuro che dovevo essere giudicato non per quello che avevo fatto ma per quello che avrei fatto.

Ti va di farci un riassunto delle tue esperienze precedenti? Il curriculum non è certo dei migliori ma se volessi spiegarci di cosa è frutto…

Voglio dire una cosa che mi farebbe molto piacere sottolineare. Per me conta il presente, il passato conta poco. Mi andrebbe molto di parlare del passato ma non ne voglio parlare e non perché abbia scheletri nell’armadio me perché sono persona così, istintiva, parlo come penso e nel mondo del calcio… Preferisco parlare di ciò che faremo sabato prossimo, degli allenamenti piuttosto che dire la mia opinione, anche le opinioni contano pochissimo.

Parliamo di Social. Ti vediamo molto attivo sulla tua pagina Facebook. Facebook, lo diciamo a vantaggio di chi lo demonizza vedendolo come un “luogo di perdizione”, altro non è che una qualunque piazza cittadina ma virtuale. Un posto dove, invece che incontrarsi con gli amici di persona, si chiacchiera con altre migliaia di persone. Il tuo approccio qual è sapendo che, così come arrivano gli elogi dopo una vittoria, potrebbero anche arrivare le critiche dopo una sconfitta?

Intanto tengo a dire una cosa importante: come vedi anche dalla semplicità con cui mi vesto, non ho mai gestito molto bene la mia immagine. Detto questo, ho deciso, consigliato da esperti del settore, di affidare la cura della mia immagine ad un esperto in comunicazione (Comunicazione? Esperto in Comunicazione? Presidente ma che dice Agenore? “A noi non serve un Ufficio Comunicazione”, ricorda? ndr) con il quale interagisco e che mi tiene aggiornato sull’evoluzione dei post riguardo ai commenti. Voglio dirti una cosa, però: è successo che abbiamo fatto 0 punti in due partite (con il Cosenza ed a Trapani) ma non ho letto nessuno che si sia lasciato andare a commenti particolarmente eccessivi. Io mi approccio nei rapporti in maniera molto sincera, da uomo. Ho chiesto alla Città di non giudicarmi solo da allenatore ma anche da uomo. Il tempo dirà se sono un allenatore scarso o bravo, però vorrei che si sapesse che sono un uomo vero con i suoi valori.

E credo che la gente ti apprezzi. E’ un momento difficile, soprattutto per quel che riguarda il tifo allo stadio. La tifoseria reggina non pretende grandi risultati, subito. Ha dimostrato di sapersi calare nella parte dopo le straordinarie annate calcistiche vissute sino a 7/8 anni fa. Da un paio di anni, da quando cioè l’attuale Società ha preso le redini, sappiamo di dover lottare per, magari, un giorno, tornare ai fasti del recente passato che sono lì, vivi, ma ormai trascorsi. Il tifoso reggino, se vede impegno, abnegazione, sudore sulle maglie, è portato a legarsi sempre di più alla sua squadra.

Ti vediamo particolarmente presente in panchina, come se fossi in campo. Riesci a farti ascoltare dai tuoi giocatori?

Credo sia difficile parlare con loro mentre giocano, soprattutto se lo stadio è rumoroso. Diciamo che molto ce lo diciamo durante gli allenamenti e, poi, in campo cerchiamo di applicare la tattica che abbiamo preparato. Parlo con chi gioca vicino alla mia panchina (terzini ed esterni) e, attraverso loro, mando indicazioni ai giocatori più lontani. Si, sono in campo e pretendo che anche la panchina lo sia e stia attenta a ciò che succede sul terreno di gioco.

Il Direttore Basile, parlando in conferenza stampa, parlò di giocatori “funzionali”. Funzionali alle tue esigenze, al tuo gioco, o a quelle societarie? Nell’ampia rosa che hai a disposizione, c’è qualche ruolo che avresti voluto essere ricoperto meglio dopo il lavoro estivo di Basile?

Intanto “funzionali” in entrambi i sensi, sia per il gioco che sarei andato a fare con la mia squadra e sia, anche, per le esigenze societarie. Poi, in sostanza, ho il dovere di allenare i giocatori che Basile e la Società mi hanno messo a disposizione. Ti dico però che i miei giocatori sono i più bravi!

Hai spesso definito il tuo gioco come “gioco di comando”. “Comandare” vuol dire mettere sotto l’avversario quando si è in fase offensiva ma anche costringerlo a non giocare come vorrebbe quando ci si difende?

Il “gioco di comando” è scegliere il proprio modo di giocare, sia in fase di possesso che di non possesso. Non sempre gli avversari ci consentono di giocare come vorremmo ma noi entriamo sempre in campo con l’idea di comandare il gioco. Per fare questo ci vogliono mesi di allenamento, non è che si improvvisa così. La cosa importante, che tengo a chiarire, è che questo è il mio pensiero e non certo una verità assoluta.

Con i tuoi ragazzi hai un dialogo o, invece, sei integralista dettando i compiti ad ognuno e pretendendo siano rispettati?

Io espongo loro il problema, loro devono trovarne in campo la soluzione. In maniera chiara, sincera, serena perché siamo qui per lavorare. Io faccio il tecnico, loro i calciatori. Il tecnico incide ma poi sono loro che vanno in campo. Io dico qual è il problema, ti do gli input ma poi deve sapere il giocatore come affrontarlo e risolverlo perché la teoria è una cosa ma la pratica sul terreno di gioco è un’altra. Posso prevedere cosa succederà ma, in sostanza, potrebbe darsi che succeda qualche imprevisto. Le cosiddette variabili, insomma. Analizziamo tutto, visioniamo tutto il possibile ma come possiamo sapere se l’avversario oggi è schierato a destra con un giocatore che fino a ieri giocava al centro o a sinistra?

Il tuo Presidente, spesso e volentieri, si lascia andare ad esternazioni alquanto discutibili e probabilmente inopportune che non credo facciano bene all’ambiente. Come avete preso, tu e la squadra, e cosa avete recepito dalla dichiarazione con cui ha manifestato le solite difficoltà sotto il piano economico tanto da porsi gravemente l’interrogativo se si arriverà a giugno?

Stimo il Presidente sia come persona sia come Presidente della Reggina. Ho l’abitudine di non soffermarmi sulle apparenze e nemmeno su ciò che viene detto perché alle parole si possono attribuire molteplici significati e dare loro altrettante interpretazioni. Non mi soffermo più di tanto, quindi, su ciò che si dice. Ho sempre cercato di inculcare ai calciatori la mentalità secondo cui sarebbe opportuno vivere, pensare e ragionare su ciò che succede al nostro interno. Ciò che esterno è fuori dal nostro controllo e, quindi, cerchiamo di ignorarlo. Noi dobbiamo arrivare al Sant’Agata, cambiarci, andare sul terreno di gioco ed allenarci al meglio dando il 100%.

Tutti abbiamo visto la famigerata conferenza stampa ad Ischia, cos’è che ti fa veramente incazzare?

Le responsabilità sono più mie che di altri. Nel senso che ciò che mi fa incazzare non è sempre una motivazione assoluta, valida per tutti insomma. Sono un impulsivo, sono uno che agisce di getto, uno che quando vede le persone che pensano al proprio “io” e non al “noi” s’incazza molto. Le persone che possono fare qualcosa, avendo magari il potere per farlo, e non lo fanno mi fanno incazzare tantissimo.

Da qualche settimana la Curva Sud ha scelto di assistere silenziosamente ai primi 45 minuti di gioco dietro lo striscione “Chiuso per repressione”: in sostanza, protestano contro i D.A.Spo. comminati ad alcuni di loro dopo la gara contro il Catanzaro. Sabato sera, purtroppo, è successo qualcosa che è andato ben oltre il silenzio attuato per metà partita. Qual è il tuo rapporto con i tifosi?

Credo che i tifosi siano l’aspetto più bello del mondo del calcio. Ma non solo del calcio, che in Italia è lo sport più seguito, ma anche del football americano e del basket dell’NBA dove ci sono Palazzi con 30.000 spettatori festanti. Noi abbiamo bisogno dei nostri tifosi, ci mancherebbe altro. Non voglio entrare in discorsi che non mi appartengono. So che il tifoso ama la propria squadra e decide come amarla. Ognuno di noi ha un proprio modo di amare, non esistono regole assolute.

E’ bello, comunque, che la squadra vada sotto la curva al termine di ogni partita e canti insieme ai tifosi qual coro ormai divenuto ormai famoso.

Quello è un gran bel segnale, un segnale che significa legame con la Città che si rappresenta in campo. Tutti noi abbiamo senso di appartenenza, indossiamo tutti la stessa maglia amaranto ed è doveroso rispettarla come meglio sappiamo fare.

Se dovessi immaginare il futuro della nostra Reggina, prossimo o remoto che sia, come lo immagini?

Come sognatore o come realista? Mia moglie mi rimprovera spesso il nutrire fiducia verso il prossimo, mi rimprovera l’essere un sognatore (anche perché non costa niente, e sorride). Sono uno che sogna ad occhi aperti e mi aspetto sempre il meglio da quello che faccio. Però, poi, faccio tesoro di ciò che la vita mi ha insegnato in 53 anni. Preferisco non deprimermi dopo le sconfitte e non esaltarmi dopo le vittorie, stare con i piedi per terra mantenendomi umile. Penso a quello che può essere il futuro della Reggina a partire dalla gara di sabato a Caserta.

La trasferta di Caserta e la successiva partita casalinga infrasettimanale contro il Siracusa sono ravvicinate ed anche se dopo ci sarà per la Reggina il turno di riposo credi che si possa incorrere in difficoltà come quelle riscontrate nel trittico Francavilla-Cosenza-Trapani?

Bravo! Questo potrebbe essere un problema. Ho sbagliato in occasione delle tre partite che hai elencato semplicemente perché non conoscevo le problematiche che con 3 partite in 8 giorni si sarebbero potute verificare, penalizzandoci. Dobbiamo stare attenti.

Pensi ad una sorta di turnover?

Non lo so ancora. Mi riferisco alla gestione delle due gare in generale. Dovrò stare più attento io a fare le valutazioni sulla gestione del gruppo ed a non sbagliare come ho fatto nella gara con il Cosenza.

In chiusura, vuoi dire qualcosa ai tifosi della Reggina in questo periodo, diciamo così, non bellissimo per loro?

A volte ciò che suggerisce il cuore non si può dire. Quello che posso dire è che la vita è fatta di scelte continue. Ogni giorno siamo davanti a delle decisioni da prendere. Ognuno ha il diritto di vivere come vuole, ha diritto di essere ciò che vuole essere. Credo che l’amore sia un concetto universale, loro amano la Reggina ed è giusto che lo dimostrino come meglio credono. Non c’è il giusto e lo sbagliato. A nessuno di noi tocca giudicare. Amino la Reggina come vogliono amarla!

Ecco, ben detto: ognuno di noi ha il proprio modo di amare. Noi, da sempre e per sempre, abbiamo amato, amiamo ed ameremo la Reggina come “entità” avulsa da qualsivoglia nome e cognome l’abbia rappresentata, la rappresenta o la rappresenterà. Se ne facciano una ragione coloro i quali amano avere al seguito pletore di ominicchi osannanti, “yes-men”, pennivendoli o portaborse vari. La Reggina è una cosa seria e, come tale, dev’essere trattata, rispettata ed onorata! Ad maiora, Agenore!

Commenti

Effettua il login per inviare commenti o risposte.
 

Statistiche

Utenti : 6882
Contenuti : 13204
Tot. visite contenuti : 3401972

Cerca

Sponsor