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Reggina 1914: e non finisce qui... (purtroppo)! Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Domenica 24 Dicembre 2017 15:27

(6) Nel ridicolo ci sono già da molto tempo, nonostante i soli 30 mesi di vita (altro che rasentarlo fermandosi). Il fondo lo stanno scavando ben oltre la quota del livello del mare raggiunta dal predecessore (altro che rattopparne i buchi). All’Urbs Reggina 1914

calza a pennello il ruolo di affittuario del glorioso nome vicinissimo ai 104 anni di storia (gli ultimi 3 di storielle). In molti, noi compresi, avevamo creduto nel risorgere dalle proprie ceneri due anni e mezzo fa ma non avevamo fatto i conti (sebbene di segnali ce ne avesse inviati a decine) con un’ “Araba Fenice” masochista ed autolesionista. Di strafalcioni, in questi 30 mesi, la Società ne ha collezionati a iosa. Un campionato in D costellato dalle sconfitte con Aversa Normanna, Roccella, Leonfortese (in casa e fuori), Frattese, Scordia ed Agropoli (chi sono queste squadre?). Un campionato in Lega Pro che l’ha vista soccombere con Fondi, Melfi e Messina in malo modo. Un campionato di C (quello in corso) in cui ha già perso due volte con la ripescata Rende ed in cui, ieri pomeriggio, ha inanellato la quarta sconfitta consecutiva (seconda consecutiva in casa) e la sesta nelle ultime 8 gare. Eppure crediamo che i pessimi risultati ottenuti ("pessimi" è un eufemismo) sul campo siano solo la famigerata punta di un iceberg che fonda le sue basi all’interno di una Società (anzi, della P&P, socia di maggioranza) in cui nulla funziona se non, come detto, l’autolesionismo, il vittimismo, il piegnisteo e la ricerca di responsabilità ovunque tranne che dove sono: dentro casa! Giovedì scorso abbiamo avuto il piacere di essere invitati e di partecipare alla cena di Natale organizzata dalla Società. Abbiamo colto l’occasione, più che di mangiare o di riempire buste con alimenti da portare a casa, di dialogare con il Coordinatore Basile, il tecnico Maurizi ed il Segretario Greco. A Basile abbiamo ricordato ciò che gli dicemmo in occasione della sua presentazione il 9 giugno scorso: “Che sia in Terza Categoria o in Champions League per noi, la Reggina, ha la stessa identica importanza. Non lo dimentichi mai!”. Abbiamo conversato amabilmente, lo abbiamo ascoltato, gli abbiamo ripetuto che il suo approccio (in occasione della sua prima chiacchierata con la Stampa a margine della presentazione di Di Livio) non ci era piaciuto. Abbiamo cercato di comprendere (senza riuscirci) le sue spiegazioni circa l’attuale periodo (due mesi!) di totale appannamento della squadra. Squadra giovane che crolla davanti alla prima difficoltà? E chi l’ha costruita questa squadra? Lui o noi? Abbiamo chiacchierato con il “bomber” Greco. Abbiamo sorriso insieme ricordando il curriculum da “cecchino in panchina o negli spogliatoi”. Abbiamo dialogato ancora una volta con mister Maurizi verso cui nutriamo sincera simpatia per la semplicità con cui si approccia e l’apparente genuinità del suo essere. Dobbiamo, però, fare un passo indietro. Quando la P&P, ancora una volta all’oscuro del CdA (è questo che più i soci di minoranza contestano alla proprietà: il venire a conoscenza di fatti e circostanze solo dopo essere state fatte le scelte o prese le decisioni), presentò l’accoppiata Maurizi-Basile (in teoria, in ordine di gerarchia aziendale, avremmo dovuto scrivere Basile-Maurizi ma siamo certi che sia stato Agenore a trainare con sé Salvatore e non il contrario), come tutti coloro i quali non conoscevano Maurizi, per prima cosa andammo a scovarne il curriculum in rete. La cosa che più ci colpì non furono tanto gli esoneri [Cavese 2009/2010, Viareggio 2011/2012, Treviso 2012/2013, Paganese 2013/2014 e Lupa Roma (due volte, 2015/2016 e 2016/2017)] ma la “vita” successiva delle Società per le quali aveva lavorato: la Massese (allenata nella stagione 2007/2008) è retrocessa nella stessa stagione per ritardata consegna dei documenti, è retrocessa in Eccellenza nella stagione successiva ed è dichiarata fallita nel 2009; la Scafatese (allenata nella stagione 2008/2009) nel 2010 non viene iscritta in Seconda Divisione salvo ripartire dalla Terza Categoria; la Cavese (allenata nella stagione 2009/2010 fino a novembre) nel 2011 è esclusa dai campionati per dissesto economico-finanziario; il Pergocrema (allenato nella stagione 2010/2011) nel 2012 fallisce per dissesto economico e è radiato; il Viareggio (allenato nella stagione 2011/2012, fino al 29 ottobre) nel 2014 non viene ammesso in Lega pro per motivi economici e riparte dalla Terza Categoria; il Treviso (allenato nella stagione 2012/2013, fino al 21 ottobre) retrocede e non viene iscritto (escluso) dalla FIGC al campionato successivo; l’Ischia Isola Verde (allenata nella stagione 2014/2015, dal 18 novembre) nel 2016 non riesce a formalizzare l’iscrizione e viene radiata. Solo la Paganese (allenata nella stagione 2013/2014) sopravvive al suo passaggio assieme alla Lupa Roma (allenata nelle stagioni 2015/2016 – dall’1 novembre al 27 dicembre – e 2016/2017 – dall’11 ottobre al 7 novembre) ma retrocessa in D al termine della sua prima stagione, poi ripescata ed ancora retrocessa sempre in D al termine della sua seconda stagione capitolina. Credeteci, dispiace ricordare un siffatto curriculum davanti al quale gli esoneri sono bazzecole. Dispiace ricordarlo a noi che amiamo la Reggina (non più incondizionatamente, sia chiaro) e dispiace ricordarlo a lui che, come detto, ci è tanto simpatico per la semplicità e l’umiltà con cui si è presentato, prima, e comportato, poi, sia con noi che, crediamo, con gli alti colleghi. Dispiace, dispiace molto ma una domanda sciocca comunque ci poniamo: la P&P ha fatto, come noi e molti altri, una banale ricerca in rete? Siccome siamo dell’idea che, in determinate occasioni, non sia possibile trincerarsi ed accettare il “non sapevo” di politichese memoria e che, pertanto, è valido il concetto del “non poteva non sapere” ecco che, quindi, un’unica spiegazione consideriamo valida: (la P&P) non poteva dire di no! Perché? E’ presto detto: una Società che sin dal suo insediamento non esita a dire (ed ancora a ridire, ribadire, sottolineare, evidenziare) frasi che vanno dal “Se mi danno i soldi che ho investito, sono pronto a cedere le mie quote” al “Non possiamo pensare al futuro perché viviamo alla giornata”, dal “Non possiamo rinnovare i contratti perché non sappiamo dove saremo l’anno prossimo” al “Non sappiamo se arriveremo a giugno”, altro non fa che esporsi pubblicamente all’interesse di persone senza scrupolo che altro non fanno che cogliere l’occasione fornitale da aziende in difficoltà sulle quali mettere le mani impossessandosene. E’ successo questo? Non lo sappiamo con certezza ma così sembrerebbe! E se questo fosse successo davvero, ecco spiegato il venir meno del potere decisionale dell’uno a vantaggio degli altri. Sono illazioni? No, semmai ipotesi senza il crisma della verità assoluta che preferiamo lasciare alla saccenza altrui. Di sicuro c’è una cosa: il ridicolo di cui si ricopre la Reggina odierna non ha eguali (nemmeno nel recente passato sotto la precedente gestione); il fondo che è riuscita a scavare la Reggina odierna è di gran lunga superiore alla quota negativa raggiunta nei recenti periodi bui. E non finisce qui… (purtroppo)!  

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