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Reggina 1914: aggettivi cercansi... Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Martedì 09 Gennaio 2018 18:57

(2) La "notizia" del giorno, come riportato su almeno un paio di siti web, è l'esclusione dal gruppo della prima squadra di Alberto De Francesco e Toti Porcino (capitano e vicecapitano della Reggina) comunicatogli stamane proprio al rientro dopo le vacanze d'inizio anno.

Ordunque, su una storia di cui si parla almeno da un anno, voglio ragionare (per assurdo) prendendo per buone le parole della Società circa le (presunte) circostanze che avrebbero portato al mancato rinnovo dei due giocatori più talentuosi ad oggi presenti in rosa. La Società, more solito, divide le responsabilità tra l'ex DGS Gabriele Martino (reo, secondo quanto detto, di aver disatteso una disposizione del CdA con cui veniva autorizzato anzi, per meglio dire, incaricato di avviare con i due calciatori i contatti affinché il rinnovo si potesse sottoscrivere nell'interesse di entrambi) ed i due giocatori (rei, secondo quanto detto, di essere rimasti in silenzio e di aver mostrato ingratitudine non rinnovando). Per intanto, prendo atto che, sempre e comunque, responsabilità la Società continua a non ascriverne mai a se stessa ma resta fedele al cliché secondo cui qualunque cosa di negativo, di poco opportuno o di sconveniente accada è sempre colpa altrui e mai propria (e vabbè, sono dei santi e fors'anche martiri). Ok, fin qui, se non ho letto male i colleghi, le dichiarazioni della Società che, ribadisco, per assurdo, prendo per buone. Orbene, facciamo finta che io sia la proprietà di una qualunque Società ed incaricassi un mio dipendente (di lusso, perchè prima gli ho dato praticamente carta bianca su tutto - eccezion fatta per la firma - nominandolo Direttore Generale e Sportivo), comunque gerarchicamente sottoposto, a svolgere una qualunque mansione (nella fattispecie il tentativo di rinnovare i contratti ai due). Passa un giorno, ne passano due, poi tre, quattro e via dicendo ed il mio dipendente-sottoposto non mi relaziona su quanto stia facendo e, soprattutto, con quali risultati. Io, proprietà, che faccio? Intanto, sempre nella fattispecie, per coerenza, mi dovrei ricordare di quando proclamai urbi et orbi che di rinnovi per i calciatori non se ne sarebbe potuto parlare perché non si sapeva in che categoria si sarebbe stati la stagione successiva (se vai in B hai i contratti in essere ai prezzi della C, se resti in C non cambia nulla ma hai i giocatori in rosa, se vai in D i contratti decadono d’ufficio perché passi dal professionismo al dilettantismo e perdi tutto… possibile che non sanno le regole?) e, poi, per esempio, se ci tenessi alla prosecuzione del rapporto di lavoro con i due, quantomeno presserei sul mio dipendente-sottoposto o, nell'ipotesi peggiore, lo esautorerei dall'incario e prenderei in mano personalmente la questione. O mi sbaglio? Invece, parrebbe che l’ignavia abbia ancora giocato la parte da padrone: a fine gennaio do l’incarico al mio DGS (secondo quanto dichiarato molti mesi dopo); non ne parlo per mesi e mesi; ad inizio giugno investo del ruolo un altro personaggio; dei rinnovi non ne parlo se non fugacemente; a dicembre lancio la bomba dando la colpa della stagnante situazione a chi ho silurato; a gennaio dico che la colpa è, anche, dei calciatori che hanno chiesto di andar via o, comunque, non hanno chiesto il rinnovo. Punto! E perché mai, i calciatori, avrebbero dovuto chiedere loro il rinnovo bussando alle porte della Società (magari attraverso i loro procuratori) elemosinando? Di chi è il maggior interesse nella vicenda: della Società che avrebbe potuto delle prestazioni professionali di due talentuosi giocatori o dei giocatori che, d’altro canto, potrebbero guadagnare di più qualora andassero via a parametro zero facendo, così, uscire solo i soldini del loro ingaggio alle nuove Società di appartenenza? Ah già, il Coordinatore ha dichiarato che NESSUNO ha chiesto notizie o manifestato interesse nei confronti dei due migliori giocatori della Reggina! Ovviamente non ci credo io e non ci crede nessuno. Altrettanto ovvia è l’evidenza dell’incapacità di gestire un patrimonio di tutto rispetto (atteso che patrimonio la Reggina non ne ha, tra affitti di vario genere e giocatori prestati). Tornando a noi, se il mio dipendente-sottoposto non adempisse ai compiti impartitigli chi farebbe una figura barbina? Lui o, sempre e comunque, io che sono a capo di una Società e 1) non riesco ad impartire disposizioni fruttuosamente, 2) taccio lasciando che il tempo trascorra, 3) declino ogni responsabilità pensando di farla franca? E’ assolutamente ovvio che è il “manico” a non farsi valere seppur la “scopa” fosse senza capacità. E ribadisco ancora una cosa: ho ragionato per assurdo per cercare di far intendere che, comunque, sempre e comunque, “il pesce puzza dalla testa”. Personalmente io, al teorema non dimostrato ma semplicemente chiacchierato da parte della Società secondo cui la colpa, nella circostanza, è di Gabriele Martino non ci credo! E non credo nemmeno che la colpa sia ascrivibile ai giocatori: sono dei professionisti e, come tali, come i loro parigrado in ogni professione, hanno non solo titolo ma anche il dovere di guardarsi attorno e scegliere il meglio per se stessi (a maggior ragione sei il Presidente, un giorno sì e l’altro pure, dichiara che non sa se la Reggina arriverà a giugno). Forse una buona dose di autocritica non guasterebbe: il mondo non gira attorno a loro, non ne costituiscono l’ombelico e, soprattutto, contano i fatti e non le chiacchiere e, grazie a Dio, la boccola al naso la portano in pochi, pochissimi (solo il denutrito stuolo di utili idioti a cui i meno dotati fanno ricorso per sentirsi a confronto novelli Siffredi). A proposito, a quando la fine di un autolesionismo ormai divenuto cronico? Ed, infine, quand'è che penserete a sognare prati e montagne verdi piuttosto che fantasmi e streghe che, da tempo, riempiono i vostri incubi? E dai...

Ccà nisciun è fess!!!

PS: dopo 27 anni di giornalismo, non trovo gli aggettivi giusti per una corretta definizione... Sigh!!!

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