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Caro Dionigi, mi fregio dell’onore di renderLa edotta che… Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Venerdì 08 Febbraio 2013 15:30

…ero, cosa notoria, tra i più entusiasti del Suo arrivo alla Reggina. Sin da quando cominciò a circolare il suo nome sui giornali specializzati, la vena di romanticismo mai sopita che i “vecchi” (come me) tifosi amaranto - e non già quelli di primo pelo - portano in sé ricordando i fasti di un tempo anche non molto lontano quando, non necessariamente in serie A, non vedevano l’ora che fosse domenica per andare a vedere la propria Reggina, ha avuto un moto d’orgoglio rinvigorendosi. “Ero”, appunto! Adesso, caro Dionigi, non lo sono più (e già da un po’).

Ho letto stamane, sulla pagina Facebook della Reggina Calcio (https://www.facebook.com/#!/regginacalcio.officialpage) e, quindi, anche sul sito ufficiale della Società (http://www.regginacalcio.com/news/archivio-stagione/6910-dionigiqcerta-stampa-non-vuole-il-bene-della-reggina-a-modena-in-emergenza-ma-determinatiq.html), le Sue esternazioni circa “certa stampa”. Ordunque, pur non sapendo a chi si riferisce (e tantomeno interessato a saperlo), mi onoro informarLa che: responsabilmente (ma non ce n’è bisogno giacché i miei scritti sono lì dove sono sempre stati), mi “costituisco”, sentendomi chiamato in causa (o in concausa) allorquando Lei riferisce che "Ho trovato in voi giornalisti degli interlocutori affidabili, con qualche eccezione. Ho deciso di intervenire perchè qualcuno in settimana ha scritto di Sarno epurato, Comi a mezzo servizio ed ha espresso dubbi sul modulo. Bene, come io mi prendo le responsabilità delle scelte che faccio, è bene che qualcuno faccia altrettanto con ciò che scrive”. Acciminchia, Dionigi! Così come il mio romanticismo anche Lei ha avuto un moto d’orgoglio. Era ora, aggiungo. Già, peccato però che questo Suo tsunami non sia avvenuto nelle segrete stanze e con i suoi più diretti interlocutori (Foti & Giacchetta) e sia, invece, arrivato in conferenza stampa al cospetto dei colleghi presenti. Sa, Dionigi, se Lei avesse mai letto ciò che umilmente scrivo da mesi, avrebbe avuto certamente un’altra testata e un altro direttore a cui rimproverare il “non voler bene alla Reggina… il mancato rispetto ai tifosi della Reggina” richiamandoli al “suo dovere di fare informazione”. Ha concluso, Dionigi, con un pregevole e degno di menzione “le mie parole non siano riferite a tutti gli organi d'informazione ma ad uno in particolare che, attraverso il suo comportamento, fa il male dell'ambiente amaranto". Sono atterrito, Dionigi, le Sue parole hanno inferto in me una ferita (per fortuna) quasi mortale. Dovrei sentirmi mortificato per l’essere stato colto con le mani nella nutella (mi piace molto di più che la marmellata)? Ribadisco, non so a chi si riferisse ma sento molto mie le critiche che le sono state rivolte. Nei miei scritti (consultabili, leggibili, scaricabili, fotocopiabili e anche denunciabili) io l’ho definita il “vice” del Suo uno-e-trino presidente-direttore-allenatore. Lungi da me il volerLa offendere ma non ho trovato vocabolo migliore per definire chi, come Lei, di certo, non può coscientemente definirsi autonomo come, invece, avrebbe voluto farci credere allorquando ha esclamato “Accetto tutto, ma non le critiche basate sulla cultura del sospetto, sul desiderio di insinuare sempre il dubbio sulla correttezza e autonomia delle mie scelte”. In sostanza, Dionigi, quel “sempre” da Lei pronunciato che significato ha? Vuol dire che, a volte, si insinua “il dubbio sulla correttezza e autonomia” delle Sue scelte e che, sempre a volte, è lecito farlo? Fughiamo ogni ulteriore dubbio: il sottoscritto non pensa che Lei sia scorretto. Ok? Penso, però, allo stesso tempo, che Lei non sia autonomo. Senta, Dionigi, sono anni e anni che a Reggio nessun Suo predecessore si è potuto definirlo autonomo. Prima di Lei, a Reggio, sulla gloriosa panchina della Reggina, ci sono stati sia signori allenatori e sia mezze cartucce e, sinceramente, non credo proprio che né Lei né chi l’ha preceduta (ma, se La consola, non lo credo nemmeno per i Suoi successori) sia stato, sia e sarà autonomo. Voi allenatori, lo saprà già molto bene, non siete altro che dipendenti di un’azienda. In più avete, rispetto agli altri moltissimi dipendenti di altrettante moltissime aziende, sempre la spada di Damocle sulla testa basata sui risultati. Lei crede che esista un allenatore che possa definirsi assolutamente autonomo? No, non credo possa osare così tanto. In fondo, un principio logico c’è: l’azienda La paga e Lei è tenuto a fare i suoi (di essa) interessi. Non ci trovo nulla di male in questo, sia chiaro. Il problema nasce quando, per esempio, l’azienda di cui sopra, per scelte proprie (opinabili e/o condivisibili al contempo, dipende dalla prospettiva d’osservazione), non Le consente di utilizzare i migliori giocatori che ha nella rosa. Credo sia superfluo ricordarLe Bonazzoli, per esempio. O Colombo, o Zizzari o qualche altro sempre in questa stagione (senza scomodare, per esempio, Tedesco e altri nelle precedenti). Credo sia superfluo, inoltre, farLe all’uopo anche il nome di Sarno. Ho letto da qualche parte che Sarno non è stato convocato per un disturbo gastrico (http://www.tuttoreggina.com/?action=read&idnotizia=14173), giusto? Soffriva di tale disturbo anche in occasione delle gare contro Pro Vercelli e Verona oppure… Vede, Dionigi, sappiamo che Lei è una persona intelligente, seria, professionale e preparata ma, tutto questo, non Le dà certo il titolo di presumere che a chi legge o ascolta non gli vengano riconosciute le stesse prerogative. Ne conviene? E’ notorio, anzi più che notorio è il modus operandi della società che Le passa lo stipendio a essere conclamato, che Sarno paga oggi il prezzo che altri hanno pagato anche nel recente passato: il non voler essere voluto andare via (nel suo caso in Lega Pro) o il non essersi voluto ridurre l’ingaggio (questo vale per gli “altri”). Quindi, Dionigi, La invito a non accampare banalissime e scontatissime scuse (mi ha meravigliato, però: credevo che dicesse che non l’ha convocato per “scelta tecnica”). Ma poi, Dionigi, Lei li legge i giornali o legge solo ciò che Le capita (o che sottopongono alla Sua attenzione)? Ha, per caso, letto la Gazzetta del Sud del 05.02.2013 (http://www.tuttoreggina.com/?action=read&idnotizia=14141)? Ha visto che il Suo presidente ha detto che, a proposito di Sarno, ha dichiarato “Abbiamo cercato di cederlo… pertanto non sarà facile per lui giocare”. E allora, Dionigi, qui ci vorrebbe Valerio Staffelli con il Tapiro d’oro.  Che faccio, lo chiamo? Sa cosa penso, Dionigi? Penso che nemmeno Lei è contento dell’esclusione di Sarno. E sa perché? Proprio perché non penso che Lei sia stupido. Lei, prima di me, sa quant’è talentuoso Vincenzino e, soprattutto, quanto servirebbe alla Reggina. Mi sbaglio? Presumo di no! E allora? Considerato che la Reggina dovrà, volente o nolente, stipendiarlo fino a giugno e che, ovviamente, Sarno ha tutto il titolo per essersi già accordato o, se non l’ha fatto, accordarsi con chi più gli aggrada con decorrenza 1 luglio, cui prodest esiliarlo s’è vero com’è vero che le sue prestazioni possono servire alla Reggina? La "ragion di Stato" prevede che non si faccia più conto su di lui? Bene, ma almeno, Lei, Dionigi, non presuma che chi digita sulla tastiera i propri pensieri in merito sia stupido. Chiuso (per ora) il capitolo Sarno, passiamo al modulo che Lei (?) avrebbe scelto. Premesso che cosa facciano Montella o Atzori poco c’importa, forse Lei disconosce che il 3-5-2 è il “modulo-Reggina”. Punto. Non sappiamo se tale scelta sia dovuta al non avere i giocatori a disposizione per adottarne altri o, a ogni buon conto, perché esso è il meno rischioso e, si sa, la Reggina non deve volare alto ma semplicemente salvarsi (oggi così come ieri e così come anche domani se non cambiano i personaggi). Ah, dimenticavo: il 3-5-2 cui Lei fa riferimento, onestamente, se posso dire la mia, appare solo qualche istante al momento del calcio d’inizio (di primo o secondo tempo che sia) dato dalla Reggina e in qualche situazione d’attacco. Per il resto, obiettivamente, pare un ben più evidente 5-3-2. Non trova? Sa, Dionigi, un po’ per questione di tempo e un po’ per soddisfazione personale, non mi è mai piaciuto frequentare il Sant’Agata. Forse, a distanza di sicurezza, presumo che riesca a essere più obiettivo il mio pensare e, quindi, scrivere. Non se la senta, Lei non c’entra in questo. Ero “innamorato” di Lei (sportivamente parlando, ovviamente) per i suoi trascorsi in campo con addosso la maglia della “mia” Reggina (una Reggina che non esiste più, giusto per capirci). Adesso, onestamente, anche il romanticismo iniziale ha lasciato il posto alla nuda e cruda realtà e verità dei fatti (e non delle parole). Ecco perché il Suo presidente ha allontanato migliaia di persone, di sportivi, di tifosi, dallo stadio. Suppongo che Lei lo sappia già: ci sono molti più innamorati della Reggina (soprattutto quella che non c’è più) seduti sul divano davanti a un televisore rispetto a quelli che Lei vedrà al “Granillo” sommando le presenze nelle 21 giornate in cui la Reggina ha giocato e giocherà in casa in tutta la stagione. Sta (anche) a Lei farci cambiare idea. Non a parole, Dionigi, ne abbiamo lette e ascoltate tante di minchiate che ormai il nostro cervello autonomamente e automaticamente si rifiuta persino di sentirle figuriamoci di ascoltarle. Se e quando, con i fatti, Lei ci dimostrerà il contrario di ciò ch’è stato sin’oggi, saremo i primi a renderLe onore. Se e quando, ricordi. Prima che chiuda salutandoLa, voglio sottolinearLe un’ultimi cosa: si guardi dalla “stampa” che la glorifica, la incensa, si adegua al trend pensando ma non dicendo. Sa che Le dico, Dionigi? Che preferisco ricordarLa per i suoi gol con indosso la casacca amaranto e per uno in particolare, vediamo se Le viene in mente. Si, esatto! Proprio quello decisivo che Lei segnò il 29 marzo del 1997. Al 73° di Reggina-Cosenza Lei regalò il successo ai reggini e ciò che ricordo ancora con maggiore gioia fu il suo “aeroplanino” davanti la panchina dei lupetti cosentini proprio in faccia al compianto professor Scoglio. Ecco, il mio pensiero a Davide Dionigi si cristallizza in quegli istanti. Punto! Le rubo un ulteriore solo istante, Dionigi. Dopo aver scritto, anzi nel mentre, mi viene un dubbio: ma davvero Lei ha parlato in quei termini in conferenza stampa oggi? No, sa perché? Perché se chi cura il sito della Società (a proposito, gli dica che nella home c’è un errore madornale - nelle foto -: domani sarà la XXV^, e non la XV^, giornata di campionato) scrive, virgolettando, qualsiasi cosa è ovvio che quelle frasi sono da attribuire a Lei. Sappiamo che non può risponderci ma non vorremmo che “altri”, approfittando della Sua conferenza odierna, abbiano dettato ciò che vorrebbero dire loro (magari non potendo) affibbiandolo a Lei. Se fosse, così, Dionigi, come la mettiamo? Anche questa si chiamerebbe “autonomia nelle scelte”? Mah! A noi darebbe l’impressione di una società molto poco seria (ma non ce ne stupiremmo) e di un mister inconsapevole. Che figuraccia, mister, se così fosse! Ad maiora!

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