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Lettera al Direttore: Rocco Neri "Amo la Reggina ma penso che dobbiamo rassegnarci finchè ci sarà lui" Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Sabato 09 Febbraio 2013 00:00

Buonasera Direttore, Le chiedo scusa per l'orario ma ho finito adesso di leggere l'articolo da Lei scritto sulla conferenza stampa del signor Dionigi e devo dire che finalmente leggo un giornalista che non fa lo zerbino e dice quello che pensa. Anch'io, oggi, leggendo l'articolo sulla quella conferenza stampa, ho capito subito che si riferiva a Lei. Lei, Direttore, oltre ad essere grande nei suoi articoli e bravo a dire quello che pensa (e sappiamo tutti che chi lavora con e per la Reggina non potrà mai lavorare in modo autonomo dovendo fare quello che ordina colui che Lei definisce presidente-direttore-allenatore), è aiutato dalle dichiarazioni di ex.

Per poi capire quello che sta succedendo alla Reggina basta leggere l'intervista fatta al grande e unico Franco Iacopino nella quale, alla domanda del giornalista “Come vi siete lasciati col signor Foti?”, ha risposto “Andiamo alla prossima domanda”. Nel ringraziarLa per i Suoi articoli, ottimi e concisi, e comprendo la Sua sofferenza per la Reggina (io la vivo allo stesso modo considerato che siamo in molti ad amarla), penso che dobbiamo rassegnarci finché ci sarà lui (e Lei sa di chi parlo). Grazie ancora. Rocco Neri da Carpi (MO). Gentile signor Rocco, la ringrazio per i complimenti anche se non credo che siano meritati giacché ho sempre pensato che il dovere di ogni giornalista sia sempre e solo quello di raccontare ciò che vede sperando di far riflettere i suoi lettori alla luce di un’obiettività e lucidità scevre da qualsiasi compromesso. Detto questo, nel ribadire il concetto già espresso durante l’Editoriale a cui ella fa riferimento (http://www.ilreggino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5923:caro-dionigi-mi-fregio-dellonore-di-renderla-edotta-che&catid=1:editoriale&Itemid=7), devo però puntualizzare un paio di cose. Il signor Dionigi, in verità, non si riferiva a me allorquando ha (o avrebbe, perché nutro seri dubbi che abbia parlato nei termini riportati dal sito ufficiale) proferito le parole “incriminate”. Si riferiva, invece, al sondaggio (http://www.tuttoreggina.com/?action=read&idnotizia=14180) pubblicato dai colleghi di www.tuttoreggina.com. Fatta doverosamente questa puntualizzazione, come ho scritto, sposo anch’io i dubbi (“Sarno epurato, Comi a mezzo servizio ma capocannoniere, 3-5-2 di base: decisioni giuste?) e la conseguente domanda che i colleghi hanno posto ai tifosi attraverso il loro sito. Domanda a cui io stesso ho risposto cliccando su “Sarno e Comi devono giocare sempre insieme”. Per quanto riguarda le parole di quel galantuomo qual è Franco Iacopino a cui lei fa riferimento (contenute nell’articolo di www.reggionelpallone.it, http://www.reggionelpallone.it/component/content/article/24-slide/34401-franco-iacopino-qvi-racconto-51-anni-di-calcio-nel-93-seguimmo-del-pieroq), ovviamente non posso che prendere atto che un Signore non può (e non deve) non essere diplomatico rispondendo ciò che pensa. E’ evidente che il suo “Passiamo alla prossima domanda” dice molto di più delle quattro parole espresse. La cosa che più mi fa rabbia, caro signor Rocco, è che il presidente-direttore-allenatore, con il suo prolungato comportamento, ha allontanato migliaia di persone, di appassionati, di tifosi dallo stadio. In giro è un continuo “Finché c’è lui non torno allo stadio”, “Se se ne va, anche in quarta serie, torno in curva”, “Non gli regalo più nemmeno un centesimo”, e via dicendo. E’ chiaro, quindi, che non è la Reggina a non essere più amata ma il suo presidente-direttore-allenatore pro-tempore. Ricordo che, l’ultima volta in cui mi invitarono nella trasmissione “Tribuna Amaranto”, ebbi a dire proprio questo: il “Granillo” si riempirà ancora purché cambi la guida societaria. Anche in una serie inferiore”. Che poi il soggetto in questione sembrerebbe essere (probabilmente) il presidente più condannato, indagato, deferito, squalificato e penalizzato d’Italia questo è un altro paio di maniche. Cordiali saluti. Maurizio Gangemi.

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