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Reggina: la fine di un incubo! Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Gangemi   
Domenica 19 Maggio 2013 15:44

Reggina-Bari del 5 aprile scorso (XXXV^ giornata di campionato) è stata l’ultima partita di cui vi abbiamo dato puntualmente conto. Sospendere le nostre pubblicazioni è stata una scelta. Ben precisa, peraltro, e dettata dal senso di nausea profondo che ci pervadeva ogniqualvolta assistevamo alle partite degli amaranto che ci avrebbe, quindi, imposto di ripetere gli stessi concetti tra cui uno, il principale: la Reggina è scarsa! Davvero e tanto!

 

Da allora, altre 7 gare in totale (a Terni, con il Sassuolo, a Crotone, con il Brescia, a Cittadella, con il Grosseto ed a Vicenza) di cui delle 3 in casa abbiamo osato andare a vedere dal vivo solo l’ultima stagionale. E forse avremmo fatto meglio a non andarci. Per carità, nell’occasione la Reggina di Pillon ha vinto con un gol del semprevivo Di Michele a 4 minuti dalla fine e, complice la vittoria a Cittadella di 7 giorni prima, sono state queste le due vittorie fondamentali per la risicatissima salvezza ottenuta meno di 24 ore fa. Al “Granillo”, durante Reggina-Grosseto, un solo interrogativo ci siamo posti: quanto dovevamo tornare indietro con la memoria per trovare una Reggina più scarsa di quella attuale? Non trovando risposta, vuoi per la memoria che evidentemente comincia ad avere lacune e vuoi anche perché la nostra storia amaranto non andava indietro nel tempo oltre gli anni ’80, abbiamo voluto condividere l’interrogativo con i colleghi accanto a noi in tribuna stampa. I nostri coetanei una risposta esauriente non ce l’hanno saputa dare; quelli più anziani, evidentemente con gli stessi nostri vuoti di memoria, una risposta certa comunque non ce l’hanno data neppure loro. Ed allora ne vien da sé che: 1) “Reggine” così scarse non è facile trovarne; 2) magari, per trovarne almeno una, avremmo dovuto chiedere a qualche collega che non c’è più; 3) forse, così scarsa come quella attuale, nell’arco degli ultimi 30 anni, non ce n’è davvero e nessuno degli interpellati, noi compresi, non siamo messi poi così tanto male a dotazione di fosforo. In sostanza, ai colleghi abbiamo detto che, quasi quasi, ci eravamo dimenticati della pochezza tecnica di questa squadra “grazie” alla visione delle partite in tv che, probabilmente, tra i “pro” annovera anche quello di mitigare lo squallore a cui stavamo assistendo de visu. Una Reggina scarsa, quindi. Scarsissima, anzi. Dal punto di vista tecnico soprattutto. Lacune in ogni settore del campo: dalla difesa all’attacco sono pochissimi i giocatori che, dopo 42 giornate, meritano la sufficienza. Iniziata la stagione con il ritorno sotto altre vesti dell’indimenticato bomber Dionigi, lo stesso molto presto – troppo presto – ha rinnegato le proprie idee di gioco – “Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui” (Ezra Pound) - basato sul 3-4-3 accondiscendendo e, quindi, sottomettendosi ai “consigli” che il duo Foti-Giacchetta gli hanno propinato: quel 3-5-2 (o meglio, il 5-3-2) che pare diventato marchio di fabbrica amaranto come se non contassero le caratteristiche degli uomini a disposizione e/o quelle dell’allenatore prescelto. Fatto sta che Dionigi, piegandosi all’altrui volere, ha sbagliato come e di più di quando faceva di testa sua con l’aggravante di essere via via entrato in evidente stato confusionale con scelte cervellotiche sugli schieramenti e sugli avvicendamenti. La memoria, come detto, inizia a mostrare delle lacune ma proviamo a ricordarne qualcuna: la prima che ci viene in mente risale all’ultima gara di Dionigi in panchina con Facchin in porta al posto di Baiocco. Perché cambiare portiere? Perché? La  regola, in questi casi, è una ed una sola: esiste un portiere titolare ed un secondo. Nè due portieri titolari nè, men che meno, due secondi. Fatto sta che su entrambi i gol del Cesena Facchin ha avuto pesantissime responsabilità. Era il 15 marzo. La seconda, andando a ritroso nel tempo, è la gara pareggiata a Novara: Dionigi lascia in panchina Rizzato, Comi e Di Michele salvo poi tornare sui suoi passi ed inserirli tutti e tre nella ripresa quand’era sotto di un gol. Alla fine, nel recupero, Dio ha voluto che Antonazzo pareggiasse e la gara si chiudesse sull’1-1. Ma perché quelle scelte iniziali? Perché sprecare 3 cambi per tornare all’ “11 migliore” nella ripresa? Ed era il 2 marzo. Questi sono solo due esempi che ci vengono in mente ma, in quanto a confusione ed illogicità, potremmo controllare in archivio e produrne in quantità. Fatto sta che, finalmente, il 16 marzo, a Lillo Foti  sono girati gli zebedei ed ha deciso per un esonero che da queste colonne chiedevamo già da tempo. All’alba del post-sconfitta con il Cesena, Foti dà il benservito a Dionigi e chiama a sé Bepi Pillon. Dionigi lascia la Reggina in quart’ultima posizione ad 11 giornate dal termine. Gli amaranto diciannovesimi a quota 32 (in 31 partite): ad un punto dal Bari quint’ultimo e dal Vicenza terz’ultimo ed a 3 punti dallo Spezia sest’ultimo (ultima posizione utile per salvarsi evitando i play-out). Nelle 31 gare sotto la gestione Dionigi la Reggina ha collezionato: 7 vittorie, 13 pareggi e 11 sconfitte; 31 gol fatti e 40 subiti; una media punti di 1,03 a partita; una media gol fatti di 1 a partita ed una media gol subiti di 1,29 a partita. Come detto gli subentra Bepi Pillon. Vecchia conoscenza amaranto per aver diretto, per quattro sole gare, la Reggina nella tristissima stagione 2008/2009 culminata con la retrocessione dalla A. Dalla XXXII^ alla XLII^ la situazione cambia anche se la squadra rimane sempre scarsa a prescindere dall’allenatore. Ciò che Pillon porta a Reggio è, invece, personalità, grinta, determinazione e, soprattutto, la capacità di pensare di non essere già retrocessi anche se tutto lo lasciava presumere. Pillon inizia il suo cammino alla grande con due vittorie consecutive: ad Ascoli (3-0) ed al “Granillo” contro la Juve Stabia (2-1). Poi lo stop a Varese (0-3) contro una squadra che perderà i play-off all’ultima giornata a cui fa seguito la vittoria casalinga contro il Bari (1-0) che, finalmente, toglie la Reggina dalle ultime 5 in classifica (Ascoli, Spezia, Vicenza, Pro Vercelli e Grosseto). La doppia sconfitta rimediata a Terni (0-1) e contro il Sassuolo (0-2) fanno ripiombare la Reggina in quint’ultima posizione a 5 giornate dalla fine. Si fosse chiuso allora il campionato ci sarebbe stato il play-out contro l’Ascoli. Nelle successive due gare la Reggina raccoglie solo il punto a Crotone (2-2) venendo sconfitta in casa dal Brescia (0-1). L’Ascoli raccoglie gli stessi punti ed a 3 giornate dalla fine la situazione in classifica non muta: Reggina quint’ultima. Lo scatto decisivo la Reggina lo compie alla terz’ultima giornata ospite del Cittadella che la sovrasta di 5 punti in classifica (47 contro 42). Pillon schiera una Reggina guardinga ma il vantaggio dei padroni di casa scatena la reazione d’orgoglio dei reggini che dapprima pareggiano con Gerardi e, poi, vincono grazie al sinistro di Campagnacci al 90°. E’ questa la vittoria della svolta. La Reggina comincia a credere nella salvezza evitando la pericolosa coda del play-out pur restando quint’ultima ma aumentando il vantaggio sull’Ascoli a 5 punti (45 contro 40 e, come si sa, se tra quint’ultima e quart’ultima ci sono più di 4 punti di distacco il play-out non si disputa con la quart’ultima che retrocede direttamente). La prova della verità, del “dentro-o-fuori”, è l’11 maggio al “Granillo” contro il retrocesso da tempo Grosseto. Grosseto che, tanto per dirne una, la settimana prima aveva bloccato il Varese in casa (2-2) negandogli alla lunga la possibilità di giocarsi la A ai play-off. La partita, come detto esaustivamente in apertura, è orribile. La Reggina è inguardabile ben oltre l’indecenza. Se fosse retrocessa sarebbe stato con pieno merito. Un pregio hanno, però, Pillon e i suoi: quello di lottare credendoci sino alla fine moltiplcando all'ennesima potenza le forze. Ed è così che all’86° Cervellera assegna un calcio di punizione dal limite in posizione centrale. Sul pallone va David Di Michele che calcia di destro ad aggirare la barriera. Lanni, portiere grossetano, si distrae e non abbozza nemmeno l’intervento sul pallone che s’insacca. E’ l’1-0 che porta la Reggina ad un solo punto dalla salvezza evitando il play-out. Da segnalare, ognuno faccia le dovute considerazioni, che al 72° Moriero toglie dal campo Piovaccari unico ad aver severamente impensierito Baiocco nei minuti precedenti. Tant’è! Tutto, quindi, da decidersi negli ultimi 90 minuti della stagione. Gli scontri diretti Vicenza-Reggina e Cittadella-Ascoli, ma anche Novara-Lanciano, decideranno la classifica finale e, quindi, i verdetti. La Reggina gioca a Vicenza senza mai tirare in porta. Attenta e guardinga come non mai, non concede che il possesso palla agli avversari. Adejo è in giornata di grazia e sembra Cannavaro a Germania 2006; Baiocco salva risultato e categoria al 95° chiudendo lo spazio a Gentili (dopo un liscio clamoroso di Bergamelli) somigliando a Zoff sul colpo di testa di Oscar a Spagna 1982: 5 cm più in là ed il pallone scagliato da Gentili non avrebbe trovato il ginocchio destro di Baiocco a respingere ma si sarebbe insaccato regalando il play-out ancora contro la Reggina; 5 cm più indietro ed il colpo di testa di Oscar non si sarebbe fermato sulla linea tra le mani di Zoff insaccandosi regalando ai suoi il 3-3 ed i quarti di finale contro l’Argentina di Maradona. Lo score finale di Pillon recita: 11 gare, 5 vittorie, 2 pareggi, 4 sconfitte; 11 gol fatti ed 11 gol subiti; media punti di 1,54 a partita; media gol fatti di 1 a partita uguale alla media gol subiti. Come detto in passato, ribadiamo l’interrogativo: l’avesse(ro) lasciato lavorare in santa pace, la stagione 2008/2009 sarebbe culminata con la retrocessione? Impossibile rispondere, certo, ma con Orlandi voluto da Martino la Reggina retrocedette. Con Pillon voluto da Foti il risultato sarebbe stato uguale? Chissà… Torniamo a noi ed ai giorni nostri. L’agonia, come detto, è finita attorno alle 18.30 di ieri pomeriggio. Ci siamo tutti svegliati dall’incubo durato un’intera stagione e ci siamo liberati di un macigno sul petto: la Reggina è salva! Le responsabilità, che non si cancellano né si dimenticano a salvezza ottenuta, sappiamo tutti chi di siano. In primis, ovviamente, del presidente-direttore-allenatore Pasquale “Lillo” Foti. In questa stagione ha sbagliato quasi tutto: ha sbagliato a rendersi responsabile della penalizzazione iniziale di 2 punti; ha sbagliato a permettere che Dionigi non fosse messo in condizione di lavorare secondo le proprie idee; ha sbagliato a costruire una squadra, come detto, veramente scarsa nella sua completezza (con le dovute eccezioni, s’intende); ha sbagliato a dare carta bianca a Giacchetta (direttore dell’area tecnica, giacché direttore sportivo non è) ma lo ha fatto scientemente usando quest’ultimo a mò di corazza e di scudo (lo testimonia lo striscione esposto dai tifosi nella Sud - “Giacchetta incompetente” – che hanno visto nell’ex capitano il colpevole di tutto dimenticandosi, nell’occasione, lo stesso Foti). Insomma di errori ne ha commessi ed anche gravi tant’è che si è andati vicinissimi alla Lega Pro come mai prima d’oggi. Ci auguriamo che, essendo il contratto di “Jack” in scadenza il prossimo 30 giugno, Foti reciti un mea culpa e non glielo rinnovi lasciandolo andare verso altri lidi (se fosse vero quanto pubblicato da www.reggionelpallone.it citando il Secolo XIX - http://www.reggionelpallone.it/component/content/article/39-bacheca/37987-il-secolo-xix-genoa-su-giacchetta -) personalmente saremmo ben felici di un ritorno di Simone alla corte di Preziosi del quale ricordiamo le parole poco lusinghiere di 8 anni addietro (http://archiviostorico.corriere.it/2005/aprile/16/Hanno_pagato_mio_portiere_cosi_co_8_050416027.shtml) sempre nei confronti di Giacchetta. Il responsabile, quindi, numero 1 è lui: Lillo Foti. Lo segue, ovviamente, il direttore-senza-portafoglio ed ex “peri i pompa”, Giacchetta per le intromissioni tecniche assolutamente controproducenti. Di Dionigi e della sua mancanza di “attributi” abbiamo già detto. Di Pillon e dei suoi indiscutibili meriti anche. Resta la “rosa”. Scegliere i migliori non è per nulla facile ma ci proviamo lo stesso. Certamente Baiocco, portiere che grazie all’uscita su Gentili ha, di fatto, regalato la salvezza ai suoi. Assolutamente Di Michele, attaccante 37enne che con i suoi 7 gol totali ha regalato (da solo) 12 punti alla propria squadra realizzando 6 gol decisivi (il 2-1 finale di Reggina-Padova, la tripletta in Ascoli-Reggina 0-3 e i gol-vittoria in Reggina-Bari e Reggina-Grosseto finite entrambe 1-0) e quello del pareggio contro la Juve Stabia prima del gol-vittoria di Comi (a cui va aggiunto l’assist per Gerardi in occasione del gol del pareggio a Cittadella). Certamente Comi, assente nelle ultime giornate per infortunio ma determinante con i suoi 11 centri: 6 per altrettanti utilissimi pareggi (Modena-Reggina 2-2, Cesena-Reggina 1-1, Reggina-Varese 1-1, Reggina-Crotone 1-1, Brescia-Reggina 2-2, Reggina-H. Verona 1-1) e 3 determinanti ai fini della vittoria finale (Bari-Reggina 0-1, Grosseto-Reggina 0-1, Reggina-Juve Stabia 2-1). Forse Adejo per la determinazione dimostrata nella gara decisiva di ieri. Anche Rizzato, seppur non più quello di un tempo, a cui va dato il merito di essere stato il miglior capitano possibile per serietà, attaccamento e inesauribilità delle sue corse lungo la fascia sinistra. I peggiori? Non sarebbe giusto elencarli considerato che abbiamo sempre definito la Reggina come una squadra tecnicamente scarsa ma un paio di eccezioni le facciamo con piacere e riguardano entrambe la zona nevralgica del terreno di gioco: il centrocampo. Così come abbiamo grossissime difficoltà a ricordare “Reggine” più scarse, allo stesso modo difficilmente riusciamo a trovare paragoni per Rizzo ed Hetemaj. I loro piedi sono equiparabili a mattoni pieni (fossero forati godrebbero di maggiore aerodinamica e si muoverebbero meglio); la loro probabilità di essere capaci ad imbastire una qualsivoglia azione d’attacco è paragonabile a quella di Osama Bin Laden nel diventare presidente degli States qualora fosse ancora in vita (come dimenticare il “Mi sento di poter fare il regista in questa squadra” di Giuseppe Rizzo prima che venisse spedito al Pescara retrocesso dalla A?); la loro unica peculiarità è quella di azzoppare gli avversari e di primeggiare nelle classifiche dei “gialli” e dei “rossi” sbattutigli in faccia dall’arbitro di turno. In sostanza, non crediamo che entrambi appartengano alla categoria “giocatori di calcio” ma “di calci” (ad un pallone o ad uno stinco non fa differenza). Ma adesso, svegliatici dall’incubo, guardiamo un po’ avanti. Ieri, nel post-partita, il presidente ha dichiarato: "Ho idea di portare avanti determinate cose. Lunedì sera ci sarà una cena con la squadra. Poi da martedì si inizia a lavorare. I due punti di handicap e la mia squalifica mi hanno lasciato tanto dentro, ho voglia di cancellarli. Voglio ridare altre gioie e soddisfazioni, ma ho bisogno di trovare un ambiente che ci creda, mettendo da parte il passato. Tutti assieme, col sorriso, potremo fare un campionato importante. L'annata sarà straordinaria, vogliamo portare degli eventi per l'immagine della città e di questa società" (fonte Radio Touring). Come tutti sappiamo il prossimo 11 gennaio la Reggina compirà 100 anni. Quale migliore occasione per il presidente per far (ancor di più) cassa? “La matematica – diceva il professore Impalà ai tempi del liceo – non è né un’opinione né sempre una scienza esatta: 2 più 2 forse fa 4”! Il presidente Foti fesso non è (su questo non ci sono dubbi) e, quindi, come lasciarsi scappare l’occasione di monetizzare il centenario? Certo, fosse la Reggina retrocessa sarebbe stato un tantino più difficile o no? Insomma, nel 2011, la Reggina Calcio S.p.A. 1986 festeggiò i suoi primi 25 anni rinnegando in tutti i sensi, a più voci ed in più occasioni la sua genitrice A.S. Reggina 1914. Com’è che, dopo 3 soli anni, ne festeggerà 100? In sostanza, per Foti ed il suo entourage, ogni anno solare ne equivale a 25: 25 nel 2011, “50” nel 2012, “75” nel 2013 e “100” nel 2014! Giusto, no? E’ come se ogni anno la Chiesa festeggiasse il suo Giubileo. Aveva ragione il compianto professore Rosario Impalà: 25+3 forse fa 28 (per alcuni fa 100)! Evidentemente a casa Foti sanno andare oltre ogni ragionevole matematico-scientifico dubbio. Possibile mai non onorare un’occasione del genere con una presumibile imponente operazione di marketing (con associato merchandising)? No, impossibile non farlo! Ed allora bando alle ciance: via, prima, Frascati e, poi, Tolentino dal ruolo di Direttore marketing (“fatti fuori” magari dopo aver posto il proprio copyright sulle loro idee e pure senza aver saldato i loro compensi) e spazio alla primogenita del presidente che di tutto e di più si occupa in via delle Industrie con fare autoritario e (quasi) ”dittatoriale”. Chiudiamo con un dogma che amiamo sempre ricordare a noi stessi ed ai tifosi (quelli veri): la Reggina, per quanto ne sappiamo, è un’entità! Non ha altri nomi e cognomi se non “Reggio” e “Calabria”. Chiunque ne sia il presidente, il direttore sportivo, l’allenatore, il magazziniere, il portiere, il difensore, il centrocampista, l’attaccante, il segretario, il medico sociale, l’addetto stampa o qualunque sia il ruolo ricoperto, lo è solo pro tempore. Ecco perché, per noi, la Reggina compirà il suo primo secolo di vita sabato 11 gennaio 2014. Senza scopo di lucro! Ad maiora e, sempre, forza Reggina! (Nelle foto: in alto Bepi Pillon e David Di Michele - protagonisti in positivo di questa Reggina - e Lillo Foti, Simone Giacchetta e Davide Dionigi - protagonisti di una stagione nefasta e, quindi, in stato di "verso" -; in basso le parate di Baiocco su Gentili e quella di Zoff su Oscar, determinanti entrambe).

 

 

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