I politici hanno prima costruito e poi distrutto; la politica si cosparga il capo di cenere e rimetta a posto le cose in questa martoriata Città! I Commissari? Siano severi traghettatori senza ergersi a presuntuosi "giustizieri"! Stampa
Scritto da Maurizio Gangemi   
Lunedì 08 Aprile 2013 18:13

"I dipendenti della società mista che si occupa della riscossione delle entrate tributarie e patrimoniali del Comune di Reggio Calabria esprimono forte preoccupazione per il loro futuro. Nelle scorse settimane erano scesi in piazza per chiedere un incontro con i Commissari riuscendo ad ottenerlo al termine di quattro giorni di sciopero. In questa riunione la terna commissariale si era impegnata a convocare le organizzazioni sindacali entro brevissimo termine e una delegazione dei lavoratori entro 10 giorni dal deposito del documento al fine di prospettare un futuro che garantisca i lavoratori oltre quelli che sono i parametri espressi dal Piano di riequilibrio finanziario pubblicato dall'Ente circa un mese fa.

 

Ad oggi (mercoledì scorso, n.d.r.), però, dal Municipio di Piazza Italia non è giunta la sperata convocazione. Proprio per questa motivazione, oggi, 3 aprile 2013, le maestranze ReGES sono state chiamate a raccolta in un'animatissima assemblea tenutasi presso i locali societari di via Sbarre inferiori, durante la quale si è preso atto dell'assenza totale di contatti da parte della stessa Commissione Straordinaria, mettendo in evidenza che, risulta inspiegabile la determinazione di voler vendere a privati le quote del Comune di Reggio Calabria di un settore chiave dell'economia cittadina, quando la normativa prevede la possibilità di arrivare alla naturale scadenza del contratto con l'attuale assetto societario. Sono previsti altresì diversi motivi di esenzione dalla applicazione della "spending review", nei quali la ReGES rientra ampiamente. Contestualmente si è deciso di attuare da venerdì 5 aprile forme di protesta articolate, manifestazioni, sciopero ad oltranza e presidi presso le sedi istituzionali. In fine, gli stessi lavoratori, ben consci della dedizione e l'impegno profusi sempre nell'attività lavorativa prestata, si scusano con i cittadini per i disagi che si potranno creare."

Nota del Direttore. Questo il testo che i dipendenti della Re.G.E.S. S.p.A., lo scorso 3 aprile, hanno inoltrato a tutti gli organi di Stampa e con il quale preannunciavano lo sciopero ad oltranza che, da venerdì 5, ha avuto inizio con un sit-in in Piazza Italia e che prevede già innumerevoli altre iniziative a strenua difesa del loro posto di lavoro. Integrando ciò che già scrivemmo un mese addietro, precisamente il 5 marzo in occasione dei primi 4 giorni di sciopero dei “ReGESsini” (http://www.ilreggino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6128:reggio-di-calabria-ugl-proclamato-lo-sciopero-ad-oltranza-dai-lavoratori-della-reges-qil-regginoq-qe-se-reggio-finalmente-sincazzasseq&catid=3:a-reggio-di-calabria-citta&Itemid=9), da parte nostra altre considerazioni ci sembrano necessarie in merito alla grave e triste vicenda. Durante le “4 giornate” del mese scorso, i coriacei e determinati dipendenti della Re.G.E.S. S.p.A. ottennero un incontro – il 6 marzo - con la triade commissariale durante il quale venne partorito un verbale in cui, da una parte, i dipendenti – assistiti dall’avvocato Roberto Capria – s’impegnavano, entro 10 giorni, a stilare un documento (il cui testo integrale è riportato in altro spazio, n.d.r.), in cui si sarebbe spiegato dal punto di vista tecnico-giuridico il perché alla società mista NON PUO’ NE’ DEVE essere applicato l’art. 4, comma 1 del DL 95/2012 e, dall’altro, i Commissari, ricevuto ed analizzato il documento stesso, avrebbero concordato – entro ulteriori giorni 10 - un nuovo incontro atto ad una trattazione più completa dell’argomento. Ebbene, nonostante puntualmente l’avvocato Capria abbia prodotto il documento di cui sopra recapitandolo a Palazzo San Giorgio il 15 marzo scorso, i destinatari, venendo meno alle promesse fatte e verbalizzate, non solo non hanno dato seguito agli accordi presi ma, cinicamente, hanno fatto sapere che null’altro hanno da dire in proposito alla vicenda. Le azioni della triade, a chiunque sia dotato di buon senso, sono chiare ed inequivocabili almeno quanto la famigerata frase di Alberto Sordi ne “Il marchese del Grillo” del 1981: “Me dispiace, ma io sò io e voi non siete un cazzo!” (rivolgendosi a dei popolani appena arrestati così come i Commissari a chi sta per perdere il posto di lavoro). 32 anni dopo l’uscita della famosa pellicola del maestro Monicelli, evidentemente, la frase cult dev’essere entrata così tanto prepotentemente e dirompentemente a far parte del vocabolario in uso ai “condottieri” di stanza a Palazzo San Giorgio tanto da manifestarla non a parole (sicuramente se la saranno ripetuta, e se la ripeteranno, in mente loro tanto da averla fatta divenire il loro dogma) ma, più gravemente, con il proprio atteggiamento freddo e da apparire perfino arrogante. La triade commissariale, infatti, che in corso d’opera ha perso un “pezzo” con il dott. Dante Piazza sostituito dal dott. Carmelo La Paglia (a tal proposito, onestamente dubitiamo sui “sopraggiunti motivi di salute”), è vero che incontra le vari espressioni della cosiddetta società civile (associazioni, coordinamenti, movimenti e similari) ma è vero anche che prosegue dritto (a parer nostro con i paraocchi) senza tener conto delle ricadute economico-sociali che un territorio già stuprato e vituperato come quello reggino non può reggere oltre. Ma, interpretando il comportamento e l’atteggiamento della triade, oltre alla celebre frase del Sordi-marchese, pare che i 3 abbiano ben compreso e fatto proprio anche quello che è il motto per antonomasia del reggino medio, quel famoso e famigerato “Mi ‘ndi futtu!” che, anche se non pronunciato, i fatti compiuti dimostrano. Ma andiamo con ordine e partiamo da lontano. Che Reggio, dal 2002 al 2010, abbia vissuto assai al di sopra delle proprie possibilità è evidente. Che organizzazioni di feste e festini, inaugurazioni di piazze e piazzette, sfilate di moda e passaggi in tv, concerti e campionati del mondo di fuochi d’artificio, notti bianche e notti in bianco, passerelle di presunti vip e di assoldate meretrici e puttanieri, in futuro le avrebbe pagato a caro prezzo era presumibile e preventivabile. Che non appena l’ex Sindaco si fosse spostato da Palazzo in Palazzo (da San Giorgio a Campanella, o Alemanni se emigriamo nel capoluogo) sarebbe saltato il coperchio alla pentola già sul fuoco anche questo era preventivabile. Che il facente funzione, fino al giorno prima Vice Sindaco, cominciasse a togliersi i sassolini dalle scarpe era cosa anch’essa tutt’altro che sconosciuta. Che, infine, il successore dell’ex Sindaco sarebbe stato un suo fedelissimo era lampante e pure le mura sul lungomare (seppur greche) lo sapevano. E sapevano anche che incarnasse la vittima sacrificale. Ciò che non sapevamo era che ci scappasse la morta. Ma questa è un’altra storia seppur strettamente connessa alle vicende politiche cittadine. In un monologo, datato 17 gennaio 2013, svoltosi come si confà in queste occasioni presso un auditorium (il “Nicola Calipari” all’interno di quel Palazzo che, ormai da quasi 3 anni, è diventata casa sua), l’ex Sindaco ed oggi Governatore, interrotto solo dagli applausi - con annesse standing ovation - dei suoi amici-sostenitori sapientemente chiamati a raccolta da una valanga di perentori sms pena l’esclusione dalla mailing list “Amici”, oltre a snocciolare numeri riferiti alla quantificazione del reale disavanzo del Comune, oltre a prendersela con la sinistra, oltre a inveire contro “i nemici di Reggio” (tutti coloro non allineati, non ubbidienti e tutt’altro silenziosi e, quindi, considerati eversivi), esclamò a gran voce: “Non mi sono fottuto i soldi”. Ordunque, concedendogli il beneficio del dubbio sull’essersi “fottuto” o meno il denaro pubblico (il cui ammanco, di fatto, ha lasciato i reggini con le famigerate “pezze al culo” quale naturale conseguenza), di certo non possiamo esimerci dal constatare che, se non lui, molti a lui vicini parecchi quattrini se li sono “fottuti” eccome. Noi lo ribadiamo ma ne parlano le cronache giudiziarie da mesi e mesi. Lui, il Governatore ed ex Sindaco, si trincera da subito dietro un laconico “Non ne sapevo nulla” ma, all’epoca, firmava lui e non noi le delibere al cui interno vi era l’elargizione di notevoli somme a questo o quel dirigente comunale (non solo la Fallara – che dicono essersi suicidata - ma anche molti altri dirigenti di lei, evidentemente, compagni di merende e le cui cifre presumibilmente indebitamente percepite sono uscite qualche giorno fa su tutti i giornali unitamente alla notizia di essi stessi per questo indagati). Di questo ed altro se ne sta occupando la magistratura e non è compito nostro esprimere giudizi. Una cosa è certa, però, e, su questa, possiamo dire la nostra. E’ notorio che per “fottersi i soldi” è necessario spenderli e non tenerli in cassaforte. E’ notorio, anche, che negli otto anni di sindacatura di che trattasi di opere più o meno utili, più o meno necessarie, ne sono state prodotte eccome tanto da produrre un video propagandistico la cui durata è di diversi minuti. Ne deriva che l’equazione opere=spese=fottersi-i-soldi ci starebbe tutta, o no? Anche su questo indaga la magistratura e noi la lasciamo fare anche qui senza esprimere giudizi. Ed allora, tornando a noi, contemplando l’ipotesi che il Governatore i soldi non se li sia “fottuti”, allo stesso chiediamo, qui, adesso, l’impegno a farsi carico della vicenda riguardante le società miste Re.G.E.S. S.p.A. e Re.Ca.S.I. S.p.A.. Eh già, perché proprio in quanto Governatore ed ancora di più in quanto di ex Sindaco egli ha l’obbligo morale di occuparsi di sue creature che non può e non deve abbandonare a se stesse o, peggio, al loro triste destino tracciato dalla triade. E’ palese come egli abbia delle responsabilità (quantomeno politiche) ed è altrettanto palese come debba mettere in moto la macchina istituzionale che guida per scongiurare conseguenze ancor più drammatiche per la sua città. Sappiamo, per certo, che domani i dipendenti Re.G.E.S. S.p.A. saranno ricevuti proprio dal Governatore a Palazzo Campanella in via Cardinale Portanova. Detto questo, come genesi della drammatica situazione in cui versa oggi Reggio di Calabria, il commissariamento deciso dalla Ministra Cancellieri il 9 ottobre 2012 con la gravissima motivazione di “contiguità con la criminalità organizzata” e, anche, per l’essersi “posta – l’Amministrazione sciolta, n.d.r. – su di una linea di continuità rispetto all’amministrazione che ha precedentemente governato la città” (fonte Gazzetta Ufficiale del 20.10.2012), era prevedibile da chiunque che rappresentasse il danno oltre la beffa per Reggio di Calabria ed i suoi cittadini onesti (la stragrande maggioranza, ovviamente). Sperpero del denaro pubblico-contiguità con la criminalità organizzata-continuità con l’Amministrazione precedente-commissariamento-default economico, etico e morale di una città. E’ questa la sintesi. Stop. Ritornando alla triade ed al lavoro che sta compiendo a Palazzo San Giorgio, ammettiamo che non sia facile ricapitolare quanto successo e provvedere al suo risanamento. Ecco il perché del parto del Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale. Quasi 111 milioni di euro di disavanzo da appianare in un decennio: è questa la sentenza di Panìco & Co. Come presumono di riuscirsi? Con dieci anni di “lacrime e sangue” per i cittadini ammesso che il Ministero e la Corte dei Conti non lo boccino e restituiscano le 57 pagine ai mittenti. L’innalzamento fino al tetto massimo percentuale dei tributi (“acqua” – non potabile - e “T.A.R.S.U.” – senza raccolta dei rifiuti annessa - con effetto retroattivo con tanto di bollette integrative per il 2012 -; seconda rata dell’ “I.M.U.” con la massima aliquota applicata; T.O.S.A.P. aumentata, secondo le categorie interessate, addirittura del 700%). E poi? Secondo la triade, allorquando scrivono nel da loro stilato Piano al paragrafo 5 “Previsione di riduzione dei costi per il triennio 2013-2015”, decidendo un “target di riduzione complessivo non inferiore al 25%”  a fronte di una prevista riduzione (dall’art. 243 bis del D.lgs. 267/200) “di almeno il 10% delle spese per prestazioni e servizi”  riguardante, quindi, Leonia, Multiservizi, Re.Ca.Si S.p.A., Re.G.E.S. S.p.A., A.T.A.M e S.at.i.. Non contenti, i 3 Commissari, alzano il tiro e sparano nel mucchio decidendo che Re.G.E.S. S.p.A. e Re.Ca.S.I. S.p.A. vanno dismesse. A tal proposito così recita il Piano: “In particolare, è stabilita una duplice alternativa modalità di dismissione della partecipazione pubblica attraverso: 1) lo scioglimento della società entro il 31 dicembre 2013; 2) l’alienazione dell’intera partecipazione detenuta dalla pubblica amministrazione, entro il 30 giugno 2013, mediante procedure ad evidenza pubblica. In caso di alienazione, il servizio strumentale è assegnato alla società privatizzata per 5 anni (non rinnovabili) a decorrere dall’1 gennaio 2014”. Ed è qui che, come direbbero a Bolzano, “’mpunta ‘u carru”. Chi procederebbe nel lavoro delle due società miste? I dipendenti comunali? Senza qualifiche e senza professionalità? Ed ancora, com’è possibile pensare di assegnare mansioni così tanto delicate come quelle delle due società miste interamente a privati per “5 anni non rinnovabili”? Ed ammesso che andasse in porto l’alienazione delle due società con l’acquisto da parte del socio privato (la Maggioli Tributi S.p.A. nel caso della Re.G.E.S. S.p.A, per esempio) che ne sarebbe degli 87 dipendenti? Un privato potrebbe garantire il livello occupazionale esistente? A maggior ragione se, come previsto dal Piano, avesse la possibilità di vedersi assegnato il servizio per soli 5 anni (non rinnovabili)? Quanto vale la Re.G.E.S. S.p.A.? Il valore dovrebbe oscillare tra il milione ed il milione e mezzo di euro. Maggioli Tributi S.p.A., pensando al caso Re.G.E.S. S.p.A., dovrebbe, quindi: 1) investire tra i 500 e 750mila euro, 2) assorbire gli 87 dipendenti in essere, 3) più che raddoppiare le spese di gestione per tutti loro, 4) mantenere, quantomeno, l’agio corrente al Comune, 5) raddoppiare, più genericamente, tutte le spese sinora condivise con il Comune. E tutto questo sapendo a priori che il 31 dicembre 2018 dovrà fare le valigie ed andarsene? Pare inverosimile tutto ciò. Noi, a queste condizioni, non acquisteremmo. Acquisteremmo, invece, se non ci fosse un limite temporale così breve o se, semplicemente, senza sentenziare uno o più lustri, si eliminasse il “non” dall’infelice accoppiata “non rinnovabili”. Invece, parrebbe, che tale Paolo Maggioli (proprietario dell’omonima Maggioli Tributi S.p.A.), in un recente incontro con la triade, si sia detto fortemente interessato alla piazza di Reggio Calabria e che il prezzo d’acquisto si aggiri intorno ai 700mila euro. Non è dato sapere, però, quali siano state, se declamate, le condizioni alle quali acquisterebbe – avvalendosi del diritto di prelazione riconosciutogli essendo già socio di minoranza - il 49% della Re.G.E.S. S.p.A.. Ma, scusateci, crediamo che adesso non sia questo il problema. In sostanza, crediamo che moltissimi dipendenti della società mista firmerebbero se non gli si prospettasse di agonizzare per 5 anni. Il problema da affrontare prima d’ogni altro è il comportamento e l’atteggiamento utilizzato dalla triade. Un atteggiamento da inquadrare come degno del peggior “qui comando io e si fa come dico io!”. “Qui comando io e si fa come dico io” sembra dire, con i fatti, la triade. Non pare per nulla interessata agli aspetti sociali della vicenda? 87 famiglie, riferendoci solo alla Re.G.E.S. S.p.A., molte della quali magari monoreddito (anche se quelle con due entrate trovano ugualmente molta difficoltà anch’esse ad arrivare a fine mese), che andrebbero ad ingrossare il numero di disoccupati, disperati, vessati e possibili suicidati. Eh già, è così tanto assurdo l’suo dell’ultimo vocabolo? La cronaca italiana e sotto gli occhi di tutti: non c’è giorno in cui non si abbia notizia di qualcuno che la fa finita perché defraudato della dignità di uomo incapace di far vivere degnamente la propria famiglia, di onorare gli impegni con i propri dipendenti, di far fronte ai debiti necessariamente contratti e via dicendo. I Commissari hanno, sì, l’obbligo di applicare la legge interpretandola con dovizia ma hanno, soprattutto, l’obbligo morale di non assurgere a “giustizieri” primo passo per essere proclamati “supereroi”. I 3 Commissari non devono agire tagliando le spese di netto ed annullandone ogni singola voce. Devono, invece, ridurle le spese agendo da padri di famiglia. In ogni casa dove si vive in difficoltà non si smette di mangiare perché non bastano i soldi: si spende di meno ma si mangia, magari non filetto ma secondo taglio. No, egregi Commissari, non si gettano in strada centinaia di famiglie a cui, inoltre, si chiede perfino di pagare tutti i tributi portati da voi stessi all’aliquota massima. Non abbiate in mente solo lo schemino che vi è stato insegnato all’Università: la pratica, spesso, può rivelarsi tutt’altra cosa rispetto alla teoria. Lo Stato che voi rappresentate non può e non deve essere addirittura più crudele, più arrogante, più presuntuoso e più cinico perfino di quanti hanno condotto Reggio nelle condizioni in cui versa ormai, pressoché, vegetando. Vi diciamo una cosa, forse l’ultima se non ci viene in mente dell’altro: semmai stiate agendo (anche) per demolire (politicamente) il famigerato “Modello Reggio”, sappiate che siete in ritardo perché esso, come grazie ad un comando programmato nel tempo, si è già auto-distrutto; semmai siate sospinti e sorretti da una ben precisa azione politica di un certo schieramento sappiate che non sono i reggini a dover pagare per le azioni di loro concittadini sempre e comunque perpetrate ai loro danni; e concludiamo: acclarate le molte responsabilità di chi ha condotto Reggio sulla soglia del dissesto, non soltanto economico ma anche etico, morale e sociale, tant’è che la vostra azione è diretta al ripristino della situazione, abbiate la stessa determinazione dimostrata denunciando il tutto a chi di dovere redigendo un Piano di Riequilibrio della Legalità. A proposito, ci togliete una curiosità: davvero il disavanzo è di 111 milioni di euro? E davvero ci vogliono dieci anni per sanarlo? No, sapete perché? Perché abbiamo qualche dubbio: o il disavanzo è molto più ingente oppure una città come Reggio ci impiegherebbe 2 massimo 3 anni per sanarlo e non 10. E, ciò considerando, il vostro Piano non ci convince affatto. Anche perché, se il disavanzo è di quasi 111 milioni di euro un grande aiuto ve l’ha dato – ammesso che abbiate l’umiltà di accettarlo e non la presunzione di proseguire come caterpillar asfaltando tutto e tutti – proprio il Sindaco di cui siete i successori. Oltre il 40% dei 111 milioni potrebbe venire dalla dismissione del Patrimonio Pubblico. Prima che il processo di dismissione fosse bloccato dalla Corte dei Conti Calabria, Sezione Regionale di Controllo, perché l'orientamento giurisprudenziale in materia di edilizia pubblica limita l'utilizzo dei proventi della dismissione per il ripiano del deficit finanziario dei comuni (cosa scriteriata anche considerando che Comuni ben più importanti come Napoli e Venezia fondano i loro rispettivi piani di riequilibrio economico-finanziario proprio sulla dismissione del patrimonio immobiliare), l'Amministrazione Comunale, quando era ancora in carica l'ex Sindaco, aveva approvato due bandi di vendita per complessivi 80 milioni di euro, su un patrimonio comunale dal valore di 200 milioni, ottenendo richieste d'acquisto per circa 45 milioni di euro (e circa 5 milioni di euro di caparre già versate dai futuri acquirenti). Alla luce del T.U.E.L. (Testo Unico Enti Locali),  art. 193, che prevede, ai fini del ripiano degli eventuali debiti fuori bilancio e dell'eventuale disavanzo di amministrazione risultante dal rendiconto approvato, l'utilizzo di tutte le entrate e le disponibilità nonché i proventi derivanti da alienazione di beni patrimoniali, ed alla luce della riforma costituzionale che ha sottratto allo Stato la competenza esclusiva in materia di edilizia pubblica, l'ex Sindaco Arena aveva  deciso di chiedere al Presidente del Consiglio Regionale, Franco Talarico, ed al Governatore Giuseppe Scopelliti, una modifica dell'attuale legislazione regionale in materia. In definitiva, l'eventuale soluzione normativa non farebbe altro che consentire ai Comuni in pre-dissesto di fare ciò che è consentito ai Comuni in dissesto dichiarato. "L'obiettivo – spiegò qualche tempo fa Arena - è quello di utilizzare i proventi della dismissione del patrimonio pubblico per incidere sulla liquidità dell'Ente, ripianare il deficit, ammorbidire il duro piano di rientro approntato dai commissari e magari produrre una tangibile riduzione della pressione fiscale e della spesa pubblica". L’ipotesi-Arena è da prendere in considerazione oppure, in coro ed all’unisono, a Reggio risponderete ancora “Mi ‘ndi futtu”? Fate il vostro lavoro con serietà, abnegazione, determinazione e quant’altro. Ma lasciate fottere i film di Charles Bronson in cui, di notte e di giorno, si ergeva a paladino della giustizia sentenziando e “giustiziando”. Tartassateci come meglio nessuno saprebbe fare ma abbiate la coscienza di fermarvi se sul vostro tragitto c’è soltanto una, una sola, persona che grazie a voi rischia di perdere il posto di lavoro e, con esso, la dignità della quale ogni essere umano ha bisogno di mantenere. Non demolite chi vi ha preceduto facendo pagare un prezzo altissimo e sproporzionato a chi lavora alacremente per portare uno stipendio a casa. A costoro li avete già “salati” con l’innalzamento dei tributi e delle tasse. Hanno, abbiamo, la città ha il diritto che a sanare la situazione sia la politica che tra un anno vi subentrerà. Non toccate i posti di lavoro di nessuno e lasciate, nel caso della Re.G.E.S. S.p.A. il contratto vada a scadenza il prossimo 2 ottobre 2015. Non assumetevi responsabilità più grandi e più gravose di quelle che già sono ascritte a chi ha ridotto Reggio e i reggini in questo modo. Non fatelo! Insieme alla Maggioli Tributi S.p.A. trovate, sin da subito, il modo per ridurre i costi di gestione così come giusto. Abbandonate, però, il disegno disastroso di cui avete tracciato già le linee con il vostro Piano: l’alienazione o la dismissione della Re.G.E.S. S.p.A. NON PUO’ NE’ DEVE essere considerata la panacea di tutti i mali anche perché esse non lo sono. Il 3 ottobre 2015, chi vi subentrerà conoscendo molto meglio di voi la delicatezza del territorio, le sue difficoltà, i suoi pregi ed i suoi difetti, le sue enormi potenzialità (fin’oggi tarpate), le sue infinite contraddizioni, i suoi limiti e tutto ciò ch’è necessario conoscere, deciderà il da farsi! Sistemate pure i conti in rosso del Comune ma non toccate un solo posto di lavoro: la prima azione è senz’altro dovere e compito vostro, la seconda no! Non arrogatevi il diritto di togliere la dignità a nessuno di noi Reggini!

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